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Da Garibaldi ai massoni agli inglesi ai Savoia 

Giuseppe Mazzini lettera al clero italiano 1850 

a cura del dott. Giovanni Greco

Segue una tesi di laurea (estratto) sui processi industriali della città di Lecce dal 1800 al 1900: l'illuminazione cittadina a carbone, a petrolio, a gas di petrolio (1873) ed elettrica; la tramvia elettrica di Lecce (1898-1933).​

Si dice che Mazzini sia stato anti monarchico e anti savoia; su questo nutro dubbi in quanto lo reputo un massone per conto della Regina in Gran Bretagna! Un paradosso tutto Repubblicano; comunque Mazzini ad es appoggiò moralmente la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, che egli considerava una valida opposizione a Cavour.
Quindi si giungerà all'Unità d'Italia. In seguito numerosi repubblicani confluiranno nei Fasci di combattimento di epoca ormai Mussoliniana.
E se ho ricostruito bene i fatti -mi auguro di non sbagliare- il progetto mazziniano era teso a favorire gli interessi inglesi nei traffici commerciali del tempo, che erano legati ai cavalli, alle carrozze, alle mongolfiere, alle navi e ai treni. Infatti il predominio nelle comunicazioni era di fondamentale importanza per l'epoca oltre ad essere stata una decisione iniziale delle famiglie di banchieri ebreo/tedesche/americane dei Rothschild e dei Rockefeller, i quali avevano finanziato la Regina inglese per l'invasione del Regno dei Borbone. Bene Mazzini, dopo la conquistata del Regno delle Due Sicilie, potè favorire i commerci della famosa "Valigia delle Indie"; e il re Borbone e le sue terre infatti erano l'unico impedimento al progetto originario dei Rothschild. Gli stessi Rothschild che con il gruppo Bilderberg regnano tutt'ora le pagine della real politik e delle primavere arabe e degli autunni italiani del III millennio.

di Giovanni Greco

 

Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.

Garibaldi e la Massoneria

da Il Gazzettino del 5 luglio 2009 a pag. 19

Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba ...


... e fu finanziato dai massoni inglesi per invadere il Regno delle due Sicilie, e permettere ai Savoia di appropriarsi e depauperare i beni dell'intero Regno; ma anche per impadronirsi dei collegamenti della Valigia delle Indie : il commercio fra Londra e le Indie Bombay tramite l'ORIENT EXPRESS l'insieme di vari mezzi : ferry boat, treni a vapore, mongolfiere, carrozze a cavalli ... che negli anni 1870 circa appunto mettevano in collegamento le due nazioni e che passavano anche da Brindisi. Ormai era in progetto il canale di Suez e la potenza navale borbonica nel mediterraneo osteggiava le mire inglesi.


Giovanni Greco

 

L'INGHILTERRA CONTRO IL REGNO DELLE DUE SICILIE - Unità d'Italia made in London -

 

La truffa dell’unità d’Italia: dal ladro Garibaldi ai Rothschild

- di Enrico Novissimo -


Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni piazza o via principale si fregia di nomi illustri: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele etc.
Il popolo viene indottrinato fin dalla più tenera età a considerare costoro dei veri eroi, gli artisti li raffigurano esaltando il loro valore in maniera da rafforzare il mito che li circonda. Innumerevoli sono infatti le opere d’arte che ritraggono l’eroe dei due Mondi ora a cavallo…ora in piedi che impugna alta la sua spada, alcune volte indossa la celebre camicia rossa…altre volte si regge su un paio di stampelle come un martire. Tuttavia un ritratto che di certo non vedremo mai vorrebbe il Gran Maestro massone, Giuseppe Garibaldi, privo dei lobi delle orecchie. E dire che nessuna raffigurazione potrebbe essere più realistica poiché al nostro falso eroe furono davvero mozzate le orecchie, la mutilazione avvenne esattamente in Sud America, dove l’intrepido Garibaldi fu punito per furto di bestiame, si vocifera che fosse un ladro di cavalli. Naturalmente nessuna fonte ufficiale racconta questa vicenda.È dunque lecito chiedersi quante altre accuse infanghino le gesta degli eroi risorgimentali? Quante altre macchie vennero lavate a colpi d’inchiostro da una storiografia corrotta e pilotata? Ma soprattutto quale fu il ruolo dei banchieri Rothschild nel processo di Unità d’Italia? La Banca Nazionale degli Stati Sardi era sotto il controllo di Camillo Benso conte di Cavour, grazie alle cui pressioni divenne una autentica Tesoreria di Stato. Difatti era l’unica banca ad emettere una moneta fatta di semplice carta straccia. Inizialmente la riserva aurea ammontava ad appena 20 milioni ma questa somma ben presto sfumò perché reinvestita nella politica guerrafondaia dei Savoia. Il Banco delle Due Sicilie, sotto il controllo dei Borbone, possedeva invece un capitale enormemente più alto e costituito di solo oro e argento, una riserva tale da poter emettere moneta per 1.200 milioni ed assumere così il controllo dei mercati.Cavour e gli stessi Savoia avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. L’intero progetto fu diretto dalla massoneria britannica, vero collante del Risorgimento. Non a caso i suddetti eroi furono tutti rigorosamente massoni. La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, avrebbero prevalso su un esercito di settanta mila soldati ben addestrati e ben equipaggiati quale era l’esercito borbonico. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Dunque non ci fu mai una vera battaglia, neppure la storiografia ufficiale ha potuto insabbiare le prove del fatto che molti ufficiali dell’esercito borbonico furono condannati per alto tradimento alla corona. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro dei Borbone scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte fu l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione. A 150 anni di distanza si parla ancora di questione meridionale. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri. Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati briganti…oggi invece sono i cattivi terroristi.

Fonte:
http://iltalebano.com/2012/03/09/la-truffa-dellunita-ditalia-dal-ladro-garibaldi-ai-rothschild/

LE STRAGI E GLI ECCIDI COMMESSI DAI SAVOIA

1860, MACCHE’ GARIBALDI.
LA SICILIA VENNE INVASA


La cosiddetta “Impresa dei Mille” fu nient’altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera.
Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.
I “piemontesi” dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti contratti a Genova, a Londra, a Parigi. Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara. Ma soprattutto dovevano “controllare” le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti.

Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario: ungheresi, zuavi, polacchi, indiani… assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l’espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca.

Giova ricordare che l’Impero inglese, alla metà dell’Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l’industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l’applicazione dei dazi.

Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell’influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L’impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei “Mille”. E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. L’operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l’aiuto della Maffia (mafia). Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. Le navi militari inglesi, “casualmente” alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei “Mille”. Era l’11 Maggio 1860.

I “Mille” si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie “legioni straniere” di tagliagole ungheresi e zuavi). Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove? A bordo di una nave ammiraglia inglese! Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo.

Gli obiettivi di Londra più che di Torino erano chiari:

1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell’apertura del Canale di Suez.

2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano “i solfi siciliani” a muovere l’industria e la flotta d’Inghilterra e non solo.

3-saccheggiare l’oro e l’argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie al figlio monaco- e con l’astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l’effigie del Re savoiardo.

Questo doveva accadere senza “dichiarare la guerra”, dunque nel caos, con la corruzione, l’ipocrisia, l’inganno. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia.

La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d’assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l’armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi.

Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può “fare carriera” purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola.

Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l’aveva “sperimentato” sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere.

Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale.

Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel “passato” non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella… perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l’affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei “mezzogiornali”.

Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con “ritardo” dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico…che la RAI non produrrà mai.

A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell’ “Impresa”, da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re.

E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca. Già nel luglio 1866 cinque grandi banche londinesi, insieme al Banco di Sconto parigino, operanti in India e Cina, annunciavano che non avrebbero più trattato cambiali “che non fossero emesse a più di quattro mesi vista”. (K.Marx, Il Capitale-Il Tempo di Circolazione). Si preparavano all’apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell’Avvenire.

Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime.

 

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cfr: http://www.lindipendenzanuova.com/1860-macche-garibaldi-la-sicilia-venne-invasa/

Brethren mourn loss Gen Garibaldi 1852
Fratelli massonici di Garibaldi Pubblicato il 23 October 1882 dal New York Times

 

UN ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES DEL 1882
Giuseppe Garibaldi (1807-1882)


Nel 1864 un gruppo di Massoni italo-americani fonda la Garibaldi Lodge #542 Or. New York, all'Obbedienza della Grand Lodge of the State of New York, essendo ancora vivo e attivo il Generale. Il 22 ottobre 1882, la Loggia si riunisce alla Irving Hall per commemorare l'Eroe dei Due Mondi, passato all'Oriente Eterno il 2 giugno dello stesso anno.
Il giorno seguente, il New York Times dedica all'avvenimento un articolo dal titolo "Garibaldi's Masonic Brethren", che qui riportiamo in anastatica, direttamente dal sito web della Garibaldi Lodge:

cfr. http://garibaldilodge.com/newstand/articles/2008/brethren%20mourn%20loss%20Gen%20Garibaldi%201852.pdf

Un sentito e doveroso ringraziamento agli autori delle ricerche storiche, come il prestigioso recupero documentale ad opera della professoressa Rosalba Valente, le cui ricerche hanno consentito ad altri studiosi la mgliore comprensione e divulgazione delle vicende della real Casa dei Borbone in terra del sud.

... in barba alle "Mille" belle favole risorgimentali ...

(…) Giuseppe Garibaldi, che si era fatto un nome come soldato combattendo in Sudamerica, si batté eroicamente con le sue camicie rosse in Sicilia e a Napoli nel 1860, ma la sua campagna fu, in ultima analisi, la conquista del Sud da parte del Nord, seguita dalla imposizione delle leggi del Nord in luogo di quelle dello stato meridionale che allora esisteva - il Regno delle due Sicilie. Napoli non si sentì affatto “liberata”, soltanto ottanta napoletani si offrirono volontari per le camicie rosse garibaldine (…)
David Gilmour - Foreign Policy
22 Novembre 2011
su : “l’Occidentale”. Traduzione di Enrico De Simone

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Il Regno Duosiciliano fu annesso al Regno D'Italia tramite un complotto internazionale orchestrato dagli inglesi e Cavour.

Purtroppo molti meridionali abbindolati dai massoni e da Cavour tradirono la nostra amata terra. Gli ufficiali superiori e non i soldati tradirono. Ufficiali che vendettero il proprio onore per 4 ducati e poi quando si resero conto di quello che avevano fatto si suicidarono.

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A Napoli le accoglienze furono entusiastiche ma secondo alcuni questo non dovrebbe far pensare acriticamente ad un appoggio incondizionato per diversi motivi: nelle manifestazioni c’era la regia occulta degli agenti piemontesi che da mesi si erano infiltrati a Napoli e, tramite Liborio Romano con i suoi camorristi, avevano mobilitato a pagamento (si dice 24 mila ducati) “la feccia della popolazione che imprecava con orribili urli” [*] mentre il resto degli abitanti se ne stava rinserrato in casa; qualche altro osservatore fa, invece, notare la volubilità del popolo della Capitale che aveva, nei secoli, accolto festosamente i più disparati conquistatori e nei tempi più recenti in successione: gli Austriaci che avevano cacciato gli Spagnoli, i Borbone spagnoli che cacciarono gli Austriaci, Giuseppe Buonaparte e Murat che avevano costretto alla fuga Ferdinando e quest’ultimo quando rientrò nella capitale dalla Sicilia dopo la cacciata dei Francesi.

[*] George Mundy, La fine delle Due Sicilie e la Marina britannica, Berisio, Napoli, 1966, pag.199

 

cfr : ilportaledelsud

7 settembre 1860
con un esercito di mercenari Garibaldi entra a Napoli segnando la fine del Regno delle Due Sicilie

 

la trattativa Stato mafia nasce con l'unità d'Italia

 

“…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI -”

 

17 novembre 2014

1 - 'Ndrangheta al nord, la microspia registra il giuramento in diretta "Nel nome di Garibaldi, Mazzini, Lamarmora" si viene battezzati e si diventa "saggio fratello". Si giura e il patto si conclude così: "Sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna sformo la santa catena". Le microspie dei carabinieri del Ros di Milano sono arrivate nel 'cuore' dell’affiliazione della ‘ndrangheta. Sinora c’erano stati appunti, o dichiarazioni di pentiti: questa è in Italia la prima vera intercettazione in diretta di un rito antico, vincolante, da setta. E non avviene in Calabria, ma il 12 aprile 2014 a Castello Brianza, in un rudere che il clan credeva al riparo da occhi indiscreti. E’ qui che a Giovanni Buttà viene conferita "la dote della santa".

(Piero Colaprico)

 

GUARDA IL VIDEO ORIGINALE DEL GIURAMENTO:

http://video.repubblica.it/edizione/milano/1-ndrangheta-al-nord-la-microspia-registra-il-giuramento-in-diretta/183701/182555?ref=HRER1-1

Il testo è stato pubblicato il 12 giugno 1864, a Firenze - la casa editrice Capone lo ha ripubblicato dall'originale; ed è forse il passaggio determinante per comprendere la bassezza degli interessi di alcuni traditori del Regno, gente del sud, che per pochi spiccioli si vendettero ai savoiardi, dando loro appoggio e consenso.

La massoneria inglese è stata la manforte dei Mille di Garibaldi. A tutela degli interessi commerciali inglesi naturalmente. Non a caso le due navi che imbarcarono i garibaldini a Quarto furono pagate in sterline e con i pound inglesi furono comprati ammiragli e generali dell'esercito borbonico (corroti e traditori), i quali evitarono accuratamente di distruggere le milizie di Garibaldi. Mentre in Sicilia e a Napoli furono fatti accordi con la mafia e la camorra per garantire l'ingresso trionfante di Garibaldi nelle città. E dopo l'assedio di Gaeta, ultimo avamposto borbonico, inizia la pagina più buia della storia d'italia. Dopo l'occupazione del regno di Napoli da parte del Piemonte, quest'ultimo risanò il bilancio dissestato da tanti anni di guerre con i soldi del regno borbonico. Per sterminare i partigiani fedeli al re borbone furono necessarie leggi speciali (legge Pica) e tribunali sommari militari. I bersaglieri piemontesi si macchiarono di tali atrocità ed infamità che al loro cospetto le SS germaniche erano cadetti d'accademia. Le risorse economiche furono trasferite al nord. Le commesse industriali furono fatte tutte in favore di industrie del nord a discapito di quelle del sud (navali , ferroviarie, ecc.). E iniziò infine un fenomeno fino ad allora sconosciuto: l'emigrazione!

 

1860
« La camorra prospera. Il contrabbando è la principale attività. Cresce proprio nei giorni della dittatura di Garibaldi [...]. È roba d'o zì Peppe. E tutto viene lasciato passare. Lo zio Peppe, naturalmente è Garibaldi, che i camorristi, con i loro servigi, hanno favorito nel suo ingresso a Napoli. »

Gigi Di Fiore, Potere camorrista, Napoli, Guida Editore, 1993

 

 

Infatti il Regno delle Due Sicilie aveva grosse industrie manifatturiere, il primo treno e il patrimonio bancario più grosso dei vari regni di Italia. Sul totale di 630 milioni dell'epoca ne possedeva circa 450, la Toscana 80 e il Piemonte, ultimo, solo 8 milioni Il resto fra il Vaticano e il ducato di Parma.

 

Dopo l'invasione, con distruzioni di paesi interi e eccidi vari (donne vecchi, bambini) Garibaldi in un anno trasferì oltre 80 milioni al nord distruggendo un'economia florida.

 

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Il 13 settembre 1860, mentre l'unificazione italiana era in pieno svolgimento, il giornale torinese Piemonte riportava il seguente articolo : 

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parvero sin da allora così strane che i suoi ammiratori ebbero a chiamarle prodigiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo generale sconfigge eserciti, piglia d'assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz'armi... Altro che Veni, Vedi, Vici! Non c'è Cesare che tenga al cospetto di Garibaldi. 
I miracoli però non li ha fatti lui ma li fecero nell'ordine: 
1°)-L'oro con il quale gli inglesi comprarono quasi tutti i generali borbonici e col quale assoldarono 20.000 mercenari ungheresi e slavi e pagarono il soldo ad altri 20.000 tra carabinieri e bersaglieri, opportunamente congedati dall'esercito sardo-piemontese e mandati come "turisti" nel Sud, altro che i 1000 scalcinati eroi...... 
2°)-il generale Nunziante ed altri tra ufficiali dell'esercito e della marina che, con infinito disonore, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemico eccovi servito un piccolo elenco di traditori al soldo degli anglo-piemontesi, oltre al Nunziante: 

Generale Landi 
Generale Cataldo 
Generale Lanza 
Generale Ghio 
Comandante Acton 
Comandante Cossovich 
ed altri ancora 

3°)-i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa con la sua onorevolissima lettera al nipote Francesco II° (lettera pubblicata in un post a parte) 
4°)-li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima; 
5°)-)li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi 
6°)- La quasi totalità della nobiltà siciliana. 
Beh, Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la conquista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell'universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete (la massoneria) che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani [...]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina anche un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquillamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l'Austria, caduta l'Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale dell'Europa, anzi dell'orbe terracqueo.

Ed i torinesi padroni del mondo!».

maestro di Doppiezza e Trasformismo che usò anche la camorra per aiutare Garibaldi. Venne nominato dal re Francesco II prefetto di Polizia e ministro dell'interno.

Risale anche a questo periodo il suo coinvolgimento con la camorra napoletana, «in virtù della sua organizzazione e del suo potere di controllo territoriale» [P. Bevilacqua, Breve storia dell'Italia meridionale, Donzelli, Milano 1993, pag. 40.]. Il Romano, infatti, nonostante il suo ruolo, assegnò al capo indiscusso della camorra di allora, tal Salvatore De Crescenzo [G. Di Fiore, "Controstoria dell'Unità d'Italia", BUR saggi, Milano 2007, pag. 126.] detto “Tore ‘e Crescienzo” e ai suoi affiliati, il compito del mantenimento dell'ordine pubblico nella capitale e di favorire l'ingresso in città di Garibaldi [G. Di Fiore, op. cit., p. 127], invitandoli ad entrare nella "Guardia cittadina", in cambio dell'amnistia incondizionata, di uno stipendio governativo e un "ruolo" pubblicamente riconosciuto [G. Di Fiore, op. cit., pp. 126, 127, 129, 130, 406]. Eventi che portarono il De Crescenzo ad essere considerato come "il più potente dei camorristi" [Università degli Studi di Napoli, Biblioteca digitale sulla Camorra].

Così scriveva nel 1868 lo storico Giacinto De Sivo: «La rivoltura del '60 si dirà de' Camorristi, perché da questi goduta. [...] Il Comitato d'Ordine comandò s'abbattessero i Commissariati di polizia; e die' anzi prescritte le ore da durare il disordine. Camorristi e baldracche con coltelli, stochi, pistole e fucili correan le vie gridando Italia, Vittorio e Garibaldi […]. Seguitavanli monelli e paltonieri, per buscar qualcosa, gridando: Mora la polizia! Assalgono i Commissariati» [G. De Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, Berisio, Napoli 1964, vol. II, pp. 98-101].

Secondo la testimonianza di Giuseppe Buttà, cappellano militare dell'esercito borbonico, «Dopo il Plebiscito, le violenze de' camorristi e dei garibaldini non ebbero più limiti: la gente onesta e pacifica non era più sicura né delle sue sostanze, né della vita, né dell'ordine […]. I camorristi padroni di ogni cosa viaggiavano gratis sulle ferrovie allora dello Stato, recando la corruzione e lo spavento nei paesi vicini.» [G. Buttà, Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta, G. De Angelis e figlio, Napoli 1882, pp. 327-328].

 

Cavour in segreto inviò clandestinamente al Liborio un carico di fucili, per conquistare Napoli; armi che saranno prese da quei camorristi che il ministro aveva assunto. Infine per conquistare Napoli, il Liborio preferì un’occupazione pacifica e l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli (7 settembre 1860) con la camorra in funzione di ordine pubblico. Questa operazione fu poi descritta dallo stesso Romano nelle sue memorie.

11 maggio 1860 - Con la protezione delle navi inglesi

Intrepid e H.M.S. Argus, Garibaldi sbarca a Marsala

 

E dello stesso giorno è interessante anche la nota di Garibaldi sull'arruolamento: "Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta". 

Samuel Colt fece dono a Giuseppe Garibaldi  in occasione dell'impresa dei Mille di 94 revolver e di 6 carabine a tamburo, cui si aggiunsero altri 200 revolver e 55 carabine regolarmente acquistate.

Gli esemplari di Colt Dragoon e di Colt revolving rifle sopravvissuti in Italia son pochi

 

cfr : http://www.webalice.it/luciomichele.balbo/fondipalle.htm

 

 

 

In occasione dell'impresa dei Mille, Samuel Colt inviò in dono a Giuseppe Garibaldi 100 armi da fuoco che comprendevano rivoltelle e carabine. [Herbert G. Houze, Samuel Colt: arms, art, and invention, Yale University Press, 2006, p.187] Garibaldi, soddisfatto delle armi ricevute, acquistò 23.500 moschetti al costo di circa 160.000 dollari. [Herbert G. Houze, Samuel Colt: arms, art, and invention, Yale University Press, 2006, p.187] Una delle rivoltelle fornite, assegnata al colonnello Giuseppe Missori, salvò la vita all'eroe dei due mondi, durante la battaglia di Milazzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Lettera di ringraziamento di Giuseppe Garibaldi a Samuel Colt, riportata in Le Colt di Garibaldi di Enrico Arrigoni, Milano, Il grifo, 2000)

 

cfr : http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Colt

 

 

 

Quei massoni britannici che finanziarono i Mille

Lo storico Aldo Mola: «Dai presbiteriani scozzesi tre milioni di franchi a Garibaldi. Doveva “sfrattare” anche il Papa»

 

Nella spedizione dei Mille, il ruolo della massoneria inglese fu determinante, con un finanziamento di tre milioni di franchi ed il monitoraggio costante dell’impresa. Lo sostiene la Massoneria di rito scozzese, dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, che nei giorni scorsi ha ricordato la nascita nel luglio 1807 del nizzardo in una conferenza stampa ed un convegno a Napoli, alla presenza del Gran Maestro Luigi Pruneti e del Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Pierre Lambicchi.

«Il finanziamento – ha detto il prof. Aldo Mola, docente di storia contemporanea di Milano e storico della massoneria e del Risorgimento – proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina – ha aggiunto il professor Mola – fu monitorata dalle massoneria britannica, che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi. Anche gli Stati Uniti, che pur avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno».

«I fondi della massoneria inglese – ha aggiunto Mola – servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbero potuto affrontare l’esercito borbonico, che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili, Garibaldi  avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera». «La appartenenza alla massoneria – ha detto ancora il prof. Mola – garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che ne esaltarono le gesta. Non che lui non lo meritasse, ma tanti altri meritevoli non hanno avuto la stessa notorietà».

Fonte: Il Giornale di Brescia del 27.07.2009, riportato da Gaetano Barbella

cfr: http://www.ilportaledelsud.org/ifucilidigaribaldi.htm

 

 

 

 

a cura di Giovanni Greco

(FR)

« Fino Mornasco 15 janvier 1860
Noble Colonel Colt
Cytoien adoptif de la grand Republique,
fier d’appartenir à la cause universelle
des peuples j’accepte avec reconaissance,
au nom de mon pais, votre offre
sympathique et generueose.
L’arrivée des vos armes serà saluée entre nous
non seulements comme l’appui materiel envoye
par un homme de couer à un peuple qui combat
pours ses droits le plus sacrés mais commee
le soutien puissamment moral de la Grande
Nation Americaine !
Je suis avec affection Votre devoué
Giuseppe Garibaldi »

(IT)

« Fino Mornasco 15 gennaio 1860
Nobile colonnello Colt
Cittadino adottivo della grande Repubblica,
fiero d'appartenere alla causa universale
dei popoli accetto con riconoscenza,
a nome del mio Paese, la vostra offerta amichevole e generosa.
L'arrivo delle vostre armi verrà da noi salutata
non soltanto come il tangibile apporto inviato
da un uomo di cuore a un popolo che combatte
per i suoi diritti più sacri ma come
il potente sostegno morale della Grande
Nazione Americana !
Con devoto affetto
Giuseppe Garibaldi »

LE ARMI DI GARIBALDI
Colt revolving

Carlo Brombini il primo governatore della banca d’Italia, nel 1862 affermò: “il Mezzogiorno non dovrà più essere in grado di intraprendere”.

La storia di quasi mille anni

Dal 1130 fino al 1861 il Meridione della penisola italica è stato governato da diverse dinastie (Normanni, Svevi, Aragonesi, Angioini, Borbone...). Tutte queste dinastie preservarono l'unità

del Regno con Napoli e/o Palermo capitali.

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La flotta di BelSalento è ampia;

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Quando si calcoló il debito pubblico nazionale, venero stimati 2 miliardi 241 milioni, di cui solo 440 milioni di lire circa erano del Regno Due Sicilie, tra l'altro comunque garantiti, mentre 1 miliardo e 200 milioni erano del Piemonte, che aveva accumulato debito per via del passivo della bilancia commerciale e dell'onerosa politica estera imponeva l’accensione di enormi prestiti con Inghilterra e Francia.

 

Tra il 1849 e il 1858 il Piemonte contrasse con il banchiere Rothschild, debiti per 522 milioni.

a cura di Giovanni Greco

Cit da wikipedia: "Giuseppe era il terzogenito di sei figli: Angelo (1804-1853), il fratello maggiore, divenne console negli Stati Uniti d'America, Michele (1810-1866) fu capitano di marina, Felice (1813-1855) rappresentante di una compagnia di navigazione e produttore di olio pugliese". Grazie all'eredità di 35.000 lire ottenute del fratello Felice, il 29 dicembre 1855 Giuseppe Garibaldi acquistò una parte dei terreni dell'isola di Caprera (isola dell'arcipelago sardo di La Maddalena).
CFR: https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Garibaldi

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