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Franco Perulli

Tenore leccese, 1899-1989

Nasce a Lecce il 12/05/1899

Dopo i primi studi con i maestri M.Coniglio-Gallo, frequenta il Conservatorio “S.Pietro a Maiella” di Napoli. Trasferitosi a Milano, prosegue gli studi con i maestro Piccoli,  Pettinella e Ferrara.

Nel 1926 debutta a Trieste nel Guglielmo Tell. Segue una serie di successi nei maggiori teatri italiani con  Elisir d’amore, Don Pasquale,Il Barbiere di Siviglia. Tra il 1929 e il 1930 parte per una serie di concerti in Olanda e Portogallo. Tra il 1931 e il 1935 è a Nizza, Milano, Cremona, Firenze, Bari, Catanzaro. A Bolzano e Merano ne Il matrimonio segreto di Cimarosa, Perulli è particolarmente apprezzato, tanto da essere scritturato alla Scala di Milano. Al 1935 risale la partecipazione alla ”Prima Sagra della Canzone Leccese”, nella quale Perulli interpreta ed incide tutte e tre le canzoni vincitrici, tra le quali la suggestiva. Canta la funtana noscia di Pecoraio-Attisani. Nel giugno ’35 è scritturato all’E.I.A.R. (attuale RAI) per due trasmissioni di opere: L’impresario di Mozart e Granceola di Lualdi.

Nel 1936 al teatro Verdi di Zara Perulli debutta in una nuova opera I Quattro Rusteghi. Nell’estate del ’37 il tenore è scritturato dall’agenzia International Opera Studio, diretta dal maestro Erede, per una lunga tournèe in Europa e negli Stati Uniti. Il debutto è a Vienna con la mozartiana Così fan tutte, poi a New York con la compagnia Salisburg Opera Guild. Con altre famose compagnie Perulli calca i più grandi teatri (Metropolitan, Wilson Theatre, ecc..), riscuotendo enorme successo, come attesta la stampa dell’epoca. Tra le opere proposte:La cambiale di matrimonio, Il Barbiere. Non disdegnando anche ruoli romantici, Perulli si esibisce in Rigoletto,Traviata, Madame Butterfly (a Washington, San Francisco, Ka Hill).

Da sempre legato alla sua terra e alla famiglia, Perulli mantiene costanti rapporti con Lecce attraverso lettere affettuose e foto con dedica spedite, immancabilmente, da ogni dove, nelle quali è manifesta l’ansia di far ritorno nella città natale. Tornato dagli Stati Uniti nel ’47, si esibisce ancora in grandi teatri: a Firenze, Bergamo, Milano, Venezia. Negli anni ’50 è a Chianciano, Roma, Siracusa, al Politeama di Lecce, dove partecipa a serate e concerti in beneficenza fino agli anni ’70.

Nel frattempo, si dedica all’insegnamento.

La sua scuola di canto ha lanciato numerose “nuove leve” sia nella lirica che nella musica leggera. Spesso il tenore amava esibirsi insieme ai suoi allievi, accompagnandoli durante il debutto, e presentandoli con orgoglio.

Perulli è morto a Lecce il 23 maggio 1989.


a cura di Adriana Brizio

Franco Perulli, Lina Pagliughi,

da qul di' che t'incontrai (Linda di Chamounix)

Estratto da una tesi di laurea in Archeologia Industriale, conseguita presso la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Lecce, dal titolo: "L'illuminazione cittadina a Lecce dal 1800 al 1900"
Relatore: Chiar.mo Prof. Gino PAPULI
Laureando: Giovanni GRECO. Lecce, 15 dicembre 1999

Le lucerneddhe te santu Ronzu

(Pecoraro-Casarano)

 

Quandu a Lecce se ddumànu,
a ogne parte lucerneddhe
le caruse se ncurdanu,

cu ddo mendule e nuceddhe

poi la sìra te la festa,

nu girettu, e nu gelatunu carizzu a mmanulesta o nu àsu nnamuratu

 

rit.:Lucerneddhe, lucerneddhe, coriceddhi mpezzecatil

e piccinne, tutte beddhe, tìempi chiùi ca nu turnati

quante cose rrecurdati, tìempi chiùi ca nu turnati

quante cose rrecurdati

 

Mòi la luce, lu splendore,

nc'è lu lussu e l'elecanza

Mòi nu nc'ete chiùi lu core,

mòi nu nc'ete chiùi sustanza

musi pinti e uecchi tinti, e li capiddhi, ossigenati

ugne russe e nei finti

pietti e fianchi limitati

 

rit.:Lucerneddhe, lucerneddhe, coriceddhi mpezzecati

le piccinne, tutte beddhe, tìempi chiùi ca nu turnati

quante cose rrecurdati, tìempi chiùi ca nu turnati

quante cose rrecurdati

Franco Perulli
Le lucerneddhe te santu Ronzu
(Pecoraro-Casarano)

Fu denominato il 're del bel canto all'italiana', tenore di fama internazionale del melodramma mondiale, portò il nome di Lecce in tutto il mondo. Il suo vero nome era Raffaele Attilio Amodeo Schipa. Nacque a Lecce il 2.1.1889 in vico dei Pensinie morì a New York il 16.12.1965.

Tenore, pittore della corrente macchiaiolo impressionista.Qui negli anni '20, cognato del conte Arcangelo De Castris, senatore del Regno. Si annoverano fra le sue opere importanti ritratti come quello allo zar Nicola II di Russia, a Tito Schipa, 

Nasce a Lecce il 12/05/1899

Dopo i primi studi con i maestri M.Coniglio-Gallo, frequenta il Conservatorio “S.Pietro a Maiella” di Napoli. Trasferitosi a Milano, prosegue gli studi con i maestro Piccoli,  Pettinella e Ferrara.

Nel 1926 debutta a Trieste nel Guglielmo Tell. Segue una serie di successi nei maggiori teatri italiani con  Elisir d’amore,

Cloe Elmo, mezzosoprano e contralto.

Studiò al Conservatorio  "Santa Cecilia". Nel 1932 vinse il primo premio al "Concorso internazionale di canto e musica" a Vienna.

Nel 1936 debuttò alla Scala, nel ruolo di Meg Page nel Falstaff. Aveva una voce di timbro scuro e pastoso, dalla musicalità calda ed espressiva, inoltre, tra le sue doti, va annoverata una estesa gamma verso gli acuti.

Giovanni Paisiello fu l'autore dell'inno nazionale del Regno delle Due Sicilie, che fu scritto e musicato dal Paisiello e commissionato da re Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1787; sarà poi adottato nel 1816.

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a cura di Giovanni Greco

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